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Le province sono enti territoriali di vasta area, i cui territori sono inferiori a quelli delle Regioni, di cui fanno parte, ma superiore a quelli dei Comuni, che sono compresi nella loro circoscrizione. La Provincia si occupava (e forse si occupa ancora) di Protezione civile, scuola e istruzione, risparmio e rendimento energetico, trasporti, rilascio di licenze ed altro ancora.

Abbiamo detto non che si occupa, ma che si occupava perché la legge n. 56 del 7 aprile 2014 (la cosiddetta legge Delrio, dal nome del ministro Graziano Delrio che l’ha gestita) ha dettato un’ampia riforma in materia di enti locali, prevedendo l’istituzione e la disciplina delle città metropolitane e la ridefinizione del sistema delle province.

La legge Delrio, infatti, ha definito «enti territoriali di area vasta» sia le città metropolitane che le province, con le città metropolitane che sostituiscono le province in dieci aree urbane. 

Detto in parole povere, la legge 56 ha trasformato le province in enti di secondo livello: non a caso, è sparita l’elezione diretta del presidente e dei consiglieri (come si faceva una volta), la provincia ha meno competenze, sono stati tagliati i fondi, è stato tagliato il personale eccetera eccetera. I risultati sono sotto gli occhi di tutte: scarsa manutenzione nelle strade, idem nelle scuole, buche nelle strade, tagli al trasporto pubblico…

In realtà tutto questo è accaduto perché il percorso intrapreso non è mai stato portato a termine.

Era infatti previsto un referendum costituzionale, grazie al quale le province sarebbero state eliminate.

Ma il referendum è stato bocciato, quindi siamo rimasti in mezzo al guado, in una sorta di limbo.

Come dicevamo, siamo rimasti con scarsa manutenzione nelle strade, idem nelle scuole, buche nelle strade, tagli al trasporto pubblico…

Al che, i sindaci, che poi sono quelli su cui si «scaricano» tutti i problemi, hanno cominciato a rimpiangere le care, vecchie province. Non a caso, la stragrande maggioranza dei sindaci Lombardi, tra cui anche l’attuale primo cittadino di Montichiari Marco Togni, hanno chiesto (nero su bianco) il ritorno delle succitate realtà. Intendiamoci: che le province fossero dei carrozzoni era vero.

Ma forse si è capito che è meglio un carrozzone che un’entità che non è né carne né pesce.

«Per i nostri cittadini – scrivono in un documento i sindaci, tra cui quello di Montichiari -, è indispensabile la presenza di una Provincia forte, autorevole, pienamente rappresentativa della comunità. Dotata di una organizzazione adeguata e di risorse finanziarie sufficienti a garantire i servizi essenziali». Insomma: aridàtace le province.

MTM