Il paradosso che spesso mi trovo ad affrontare è la richiesta di un operaio giovane ma con esperienza. Beh, direi richiesta difficile da evadere tenuto conto che è molto difficile dare lavoro ai giovani e quindi permettergli di fare esperienza! Partiamo da un presupposto. 

Il costo del lavoro è molto elevato e quando si fanno prospetti costi a datori di lavoro che non hanno mai avuto dipendenti rimangono spiazzati e cominciano a porsi un po’ di domande del tipo: ma se non mi trovo bene? Se il ragazzo non è capace? Se non riesco a sostenere il costo? 

Ho notato questo atteggiamento soprattutto nelle imprese familiari che non hanno mai collaborato con persone ‘estranee’ alla famiglia e con i piccoli imprenditori o artigiani che non hanno mai avuto dipendenti. Uno dei miei suggerimenti, come approccio iniziale, è l’attivazione di un tirocinio o stage extracurriculare che non è un rapporto di lavoro ma è un periodo di orientamento e di formazione svolto in un contesto lavorativo e volto all’inserimento dei giovani e perché no anche ai meno giovani nel mondo del lavoro. Si differenzia da quello curriculare perché questo è attivato dagli istituti scolatici durante il percorso di studi finalizzato ad integrare l’apprendimento ad una esperienza di lavoro. 

La regolamentazione dei tirocini formativi e di orientamento o di inserimento e reinserimento al lavoro è di competenza Regionale e dunque ciascuna Regione disciplina l’attivazione e lo svolgimento degli stage. Il tirocinio extracurriculare si attiva attraverso un ente promotore. 

La durata del tirocinio è attualmente di massimo sei mesi con possibilità di proroga per alcuni tipi di mansioni e non può superare le 40 ore settimanali di lavoro. Al tirocinante spetta una indennità di partecipazione. Lo stage può essere interrotto in qualunque momento da entrambe le parti, senza preavviso.

Per limitare gli abusi, esistono delle restrizioni all’impiego del tirocinio extracurriculare: l’azienda non può attivarlo con un soggetto con il quale ha avuto un rapporto di lavoro o di collaborazione precedente. 

Alla fine dello stage deve essere rilasciata un’attestazione delle attività svolte. Ritornando alla mia asserzione iniziale ritengo quindi lo stage un modo per cominciare a far fare esperienza ai giovani e a responsabilizzarli entrando, magari per la prima volta, nel mondo del lavoro; inoltre dà la possibilità al soggetto ospitante, futuro datore di lavoro, l’opportunità di valutare il tirocinante e al tirocinante la possibilità di capire se il lavoro che sta svolgendo può essere il lavoro adatto a lui..

Dott.ssa

Maria Antonietta Paccione

Consulente del lavoro

presso Studio Scocca

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