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Riprende il dialogo immaginario (ma non troppo) tra l’Autore (A.) e i due amici Remo (R.) e Giovanni (G.).

G. Fin’ora abbiamo visto come il Privilegio della fondazione, documento su cui si basa la tradizione che identifica l’anno 1193 come l’anno della fondazione, dimostri in due importanti passi che in quell’anno il borgo era già stato costruito, al punto che vennero elette figure istituzionali, quali il Podestà e i Consoli. 

Abbiamo ricordato anche un altro documento, la cui autenticità non è mai stata messa in dubbio, la cosiddetta cronaca di San Salvatore, che comprova che nel 1193 San Giorgio era edificato là dove ci informa che nel luglio dello stesso anno un gruppo di persone entrò in San Giorgio, evidentemente già edificato.

R. Ci siamo anche resi conto che l’ottimistica affermazione “data certa e documentata” contenuta nel testo del sito comunale, è impropria e non corretta: la vera data è “incerta perchè non documentata”.

A. Allo stato attuale della documentazione in nostro possesso, non possiamo affermare altro. 

Unico dato certo è che nel 1193 il borgo esisteva già. Ora possiamo passare ad altre considerazioni?

R. C’è qualcosa che mi lascia perplesso: perché nel documento troviamo una serie di richieste, prerogative, concessioni che riguardano il borgo? Mi riferisco, ad esempio, ai punti che riguardano le dimensioni del borgo, alla presenza del mercato, alle fortificazioni che deve avere, ai diritti degli abitanti, ecc. Spiegami perché in un documento che attesta, per l’anno 1193, l’avvenuta costruzione, troviamo queste richieste che fanno pensare ad un borgo ancora da costruire.

A. Debita e perspicace obiezione, Remo. Per rispondere alla tua legittima osservazione dobbiamo vagliare più attentamente la struttura del documento. La prima parte, tutta rivolta al passato, fornisce le motivazioni che hanno spinto Brescia a costruire un nuovo borgo.

G. Cioè, in sintesi, l’inimicizia con Soncino e con Cremona.

A. Esattamente Giovanni. Per convincere la comunità che gravava attorno all’attuale Orzivecchi ad abbandonare le loro abitazioni per trasferirsi nel nuovo borgo più vicino all’Oglio, Brescia contratta con i potenziali futuri abitanti una serie di prerogative e caratteristiche del nuovo borgo. Queste furono messe per iscritto: “quam in scriptis dedere ”, attesta il documento. In seguito, al momento della assemblea, queste concessioni furono ricordate e confermate: “Cuius hoc est exemplum, quod approbatum est”, cioè, questo che segue è una copia di quanto fu approvato. Da questa frase comincia la seconda parte del privilegio, ossia l’elenco dei punti concordati in precedenza. La terza parte ci informa che durante l’assemblea vengono nominati Podestà e Consoli e attesta indirettamente che San Giorgio l’anno 1193 era già edificato.

R. Quindi il termine exemplum si traduce con copia?

A. In questo caso sì; osserva questa nota ripresa da un trattato di archivistica: “Ancora più ovvia è la nozione di copia (detta nel medioevo «copia», «transumptum», «exemplum», e talora anche «exemplar»)”. 

G. In pratica possiamo affermare che alcuni anni prima del 1193, Brescia deliberò effettivamente l’edificazione del borgo e concordò vari punti con la comunità di Orzivecchi, che avrebbe dovuto migrare nel nuovo centro. Al momento dell’assemblea dell’11 luglio 1193, con il nuovo centro di recente edificato, questi punti vennero ribaditi, confermati, convalidati. Oggi diremmo: vedi in allegato la copia degli accordi presi.

A. Rende l’idea; credo proprio che sia così. D’altronde anche il Codagli, vedi la sua Historia a pag. 32, avverte: “furono all’hora solennemente confermati li soprascritti Capitoli, e conventioni si come diffusamente apare nel Privilegio”. Monsignor A. Chiarini, autore di una pregevole storia della nostra chiesa parrocchiale, argutamente chiosa: “Se il Privilegio è una «diffusa conferma», significa che una convenzione esisteva già in precedenza”. 

R. Il ragionamento non fa una grinza!

A. Il Codagli poi aggiunge altro. Ricordata l’assemblea in cui vengono confermati gli accordi presi in precedenza, lo storico lancia una forte critica contro chi ha visto nell’assemblea il momento decisionale di Brescia di costruire un nuovo borgo; del Cavriolo, autore di una fortunatissima e molto diffusa Cronaca Bresciana data alle stampe agli inizi del ‘500, in cui l’autore per l’anno 1193 afferma che Brescia “per meglio resistere da quel lato ai nemici, costruì il castello di San Giorgio, in seguito chiamato gl’Orci”,  dà un giudizio epigrafico e lapidario: “ei s’ingannarono (pag. 32)”.

G. Fammi capire. Abbiamo visto nella prima parte della nostra conversazione che il Codagli attesta che l’atto di fondazione è avvenuto il 28 febbraio 1191 e che nell’assemblea dell’11 luglio 1193 sono stati confermati patti stipulati prima e sono stati eletti il Podestà e i Consoli. Poi critica il Cavriolo perché nell’assemblea vede il momento in cui Brescia delibera di costruire un nuovo borgo fortificato e non, come deve essere, il momento della conferma degli accordi stipulati e della nomina delle figure istituzionali. È corretto?

A. Esattamente, è ciò che afferma il Codagli. 

R. È come se il Codagli volesse smentire preventivamente coloro che, basandosi sul Cavriolo, affermano che la data della fondazione è il 1193; avverte in pratica i futuri storici di non cadere nell’errore compiuto dal Cavriolo.

A. Può essere un modo di interpretare il passo del nostro storico.

R. Se è così vedo due questioni molto intrecciate tra loro che ritengo importanti.

G. Cioè?

R. Prima questione: non mi spiego come mai Orzinuovi, che dalla fine del ‘500 gode di una sua storia, la ignori in uno dei passi fondamentali, cioè la data di fondazione. Mi spieghi cosa è successo?

A. Sentiamo prima l’altra questione. 

R. È semplice ed è l’altro aspetto della prima questione: perché la tradizione storica orceana si è andata strutturando sull’opera del Cavriolo e non su quella del Codagli?

A. Ci troviamo davanti a una questione da sempre ignorata dagli studiosi, recenti o meno, che si sono dedicati alla storia di Orzi. Io credo che si debba cercare di risolvere il problema posto.

G. Mi sembra di ricordare che nel tuo Prontuario abbia cercato di dare una risposta.

A. Più che una risposta, ho avanzato una ipotesi di spiegazione; non credo sia possibile dare una risposta certa e documentata, ma solo una ipotesi storicamente plausibile.

R. Non menare il can per l’aia: qual è la tua ipotesi? E non dirmi di leggerla sul tuo Prontuario. 

A. Non ci penso proprio!

R. Allora?

A. Ne parleremo più avanti. Ora mangiamo qualcosa: ho fame.