Potremmo raccontare dell’organo, che, dopo un silenzio durato una ventina d’anni, è tornato a far sentire la sua voce (la voce di Dio, dicevano i nostri antenati). Potremmo raccontare dei soldi spesi per il restauro: circa 350.000 euro, quindi una sommetta mica da ridere; anzi, una bella paccata di soldi, arrivati da elargizioni varie, contributi di privati, enti e donazioni.

Potremmo raccontare della presentazione del libro che ripercorre le tappe del restauro dell’organo, che si trova nella chiesa di Manerbio.

Oppure del concerto che, nei primi giorni dell’anno, ha fatto da splendida cornice sonora alla presentazione del succitato libro.

Un concerto coi fiocchi, al quale hanno dato vita ben 7 cori e corali della nostra terra.

Ma tutte queste informazioni sul concerto e sull’organo Amati della chiesa di Manerbio, perché è di questo che stiamo parlando, probabilmente i lettori le conoscono già; e comunque possono trovarle facilmente.

Vorremo qui, invece, spendere qualche riga per raccontare della famiglia di Angelo Amati da Pavia, l’illustre organaro che, tra il 1855 e il 1856, ha costruito l’organo di cui ci stiamo occupando.

Quell’organo che, fatta eccezione per il decennio un cui è rimasto muto e per altre peripezie, da tempo immemore ci fa ascoltare la voce di Dio.

Per far questo ricorriamo all’Enciclopedia bresciana di don Antonio Fappani, strumento indispensabile per chi vuole conoscere la storia (anche quella con la s minuscola) della nostra terra e delle nostre tradizioni.

Cominciamo allora col dire che gli Amati sono una famiglia di organari di Pavia, che ha costruito numerosi strumenti anche in terra bresciana, guadagnandosi una larga, e assai meritata, fama. Numerosi sono i componenti della famiglia che ha costruito organi dalle nostre parti, per citare: Luigi (organo della Collegiata dei Ss. Nazaro e Celso in Brescia, 1803; organo della parrocchiale di Mura di Savallo 1807/8); Antonio, nipote di Luigi, dal quale ha ereditato la fabbrica, lavorò all’organo di S. Nazaro nel 1827.

Costruì gli organi di Borgo Trento in Brescia (1828), Provaglio d’Iseo (1830), Collebeato (1831), in collaborazione con il figlio; Angelo che da solo costruì l’organo della parrocchiale di Irma (1847), ristrutturò quello di Mura di Savallo (1835), costruì l’organo della Chiesa della Pace (1854) e riformò l’organo della Collegiata di Ss. Nazaro e Celso in Brescia.

Famiglia di organari, dunque, la Amati. Con la classica e immancabile «pecora nera».

Basti pensare che i (buoni) frutti della famiglia Amati non vennero né coltivati né colti  dal figlio di Angelo, che, pensate un po’, invece di dedicarsi alla costruzione e riparazione di organi, cosa che gli Amati sapevano fare molto bene, preferì lavorare come impiegato nelle ferrovie dello Stato. Contento lui… 

MTM