Non siamo al rigetto, ma quasi. 

Oggi ragioniamo su una cosa che interessa (e a quanto pare interessa molto) i genitori. Tutti i genitori, compresi quelli che abitano a Manerbio e hanno i figli che vanno a scuola: la Dad, acronimo che sta per Didattica a distanza. Lo sapete: a causa del Covid 19, i ragazzi sono a casa da quasi tre mesi, e, chi più chi meno, anche perché obbligate dal Dpcm di Conte, tutte le scuole si sono organizzate per fare le lezioni con l’unico modo possibile, cioè con la Didattica a distanza, utilizzando computer, videolezioni registrate e/o in sincrono, mail, classi virtuali, piattaforme eccetera eccetera.

Il fatto che è, dopo una prima fase, nella quale molti genitori chiedevano «più compiti, se no i nostri figli rimangono indietro», ora altrettanti genitori, e forse qualcuno di più, implorano i docenti di allentare la presa. Non hanno tutti i torti.

Cominciamo col dire che la Didattica a distanza è una giungla, anche e soprattutto perché le scuole non erano preparate: usare la tecnologia in classe è un conto; usarla per la didattica a distanza è un altro. Col risultato che, in seguito all’emergenza, gli insegnanti si sono arrangiano come potevano e/o come erano capaci, mettendoci tempo, dedizione e passione: WhatsApp, classi virtuali, registro elettronico, Meet di Google… Tutto fa brodo. Nella consapevolezza che non sempre va bene: «Ieri – mi ha detto un giorno una docente -, su 23 alunni si sono collegati in 7».

Certo, anche profittando delle incaute parole del ministro Azzolina («Tutti gli studenti saranno promossi»), qualcuno ci marcia, prendendo al volo l’occasione per lazzaronare. Se questo è vero, è anche vero che non è da escludere una sorta di «rigetto» dei genitori, i quali, seppur dall’altra parte della cattedra, si trovano nella stessa giungla degli insegnanti. Il fatto è che anche per i genitori è difficile gestire l’emergenza: specie per chi ha figli piccoli, che devono essere seguiti. E se al mattino i bambini sono dai nonni perché papà e mamma lavorano? E se in una famiglia ci sono 3 figli e 2 computer? E se la connessione va e viene?

Scrive una mamma:

«Per favore, dite ai docenti di darci un po’ di respiro. Ho 3 figli: Primaria, Secondaria e Università. Il grande s’arrangia, ma ha bisogno del computer. Anche il secondo s’arrangia, però usa computer e tablet. Il piccolino, costretto a lavorare quando uno dei 3 dispositivi è libero, piange. Come non bastasse, a volte la connessione latita».

Una soluzione a breve termine non c’è; se ne riparlerà al prossimo virus, quando avremo fatto tesoro di questa esperienza. Per il momento basterebbe un po’ di reciproca comprensione: ai docenti per capire le ragioni delle famiglie, magari limitando i compiti allo stretto necessario; ai genitori per capire che gli insegnanti ce la mettono tutta per aiutare gli studenti. Ma chi fa sbaglia, soprattutto quando siamo in emergenza. 

MTM