Nonostante sia ingegnere elettronico, ha una vena letteraria che gli scorre nel sangue l’orceano Gianfranco Bono

E prima che l’epidemia ci chiudesse tutti in casa, ha scritto il suo quarto libro, ‘E poi venne l’alba’, edito da Angolazioni. 

Bono, nato in Piemonte da genitori orceani, ha quella che in letteratura potremmo definire una poetica un po’ triste, tanto che l’editore Paola Cominotti così commenta il suo ultimo libro: “E’ un libro su un argomento che inizialmente non volevo pubblicare. 

Parla di depressione e in questo periodo i lettori hanno bisogno di tutto tranne che di tristezza. 

Mi sono rifiutata di leggere il suo manoscritto per due anni – continua l’editore. Poi è tornato alla carica con insistenza e, ammetto, contro voglia, mi sono avvicinata a questi racconti che, devo dire, ho trovato più leggeri, ironici e piacevoli del previsto. 

L’argomento è… quello, ma scorrendo le pagine, mi sono resa conto che altre persone possono ritrovarsi in questi stati d’animo, e che guardandosi dal-l’esterno, come un po’ ha fatto lui, potrebbero conoscersi e armarsi d’ironia, ridendo un po’ di queste manie che diventano abitudini e riti, che avvolgono le giornate, per trasformarle in normalità”.

Dalla quarta di copertina si legge così: “Questo libro è un’antologia di decine di storie, aneddoti e divagazioni, tenuti insieme dalla voce dell’autore, un mosaico di analisi varie, scritte a sprazzi, in momenti diversi, molto spontanee e realistiche, di tematiche attualissime e globali. 

Soprattutto tratta di depressione, di paure, di lontananze e della loro rivincita, grazie a quegli affetti familiari, che sono tipici, però, questa volta, di una famiglia non convenzionale, ma in un certo senso allargata. In evidenza la figura di nonni e di zii che supportano, o trovano supporto, nei nipoti. 

E’ il frutto di confessioni e dialoghi avuti con diverse persone che nella loro esistenza hanno sperimentato quel periodo clinico che va sotto il nome di depressione. 

Alcuni soggetti si dimostravano arrabbiati con tutto il mondo, chi con i famigliari, chi con gli amici. 

Qualcuno indicava come causa della situazione una insoddisfazione profonda. Altri erano alla ricerca, vana, della propria personalità. 

Certi si sforzavano di superare i momenti di ansia con un qualche tipo di impegno. C’è chi, poi, se ne stava sul divano muto e cieco al mondo, seppur circondato da amici che desideravano spiegazioni, ma che piano piano capivano di aver perso la battaglia”.

sp