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Non ci interessa il caso specifico, che pure, probabilmente, avrà, o comunque potrebbe avere, risvolti giudiziari.

Ci riferiamo alla «campagna» di veleni che, poche ore prima delle amministrative dello scorso 26 maggio, pure in violazione del doveroso silenzio elettorale, ha trovato, tanto per cambiare, terreno fertile su Facebook e dintorni.

Lo ricorderete: a poche ore dal voto, in rete è stato messo un video, naturalmente anonimo, in cui si faceva riferimento alle autorizzazioni di numerose discariche che sarebbero state concesse negli anni scorsi.

Il problema, ribadiamo, non è di questo video specifico, o di altri ancora, ma in generale dei social, che si dimostrano il mezzo più efficace (ricordate il vecchio detto: calunnia, calunnia, qualcosa resterà…) per quelle che oramai vengono etichettate come fake news. Avete notato come, sui social, girano balle clamorose? Avete notato che il numero delle succitate fake news è in costante e preoccupante aumento?

Ovvio: non essendoci controlli (o quando ci sono si rivelano molto blandi, e comunque si arriva sempre dopo, quando la frittata è fatta) ognuno può scrivere quello che vuole. Soprattutto perché, non avendo di fronte una persona in carne e ossa, ma uno schermo, ci si sente più forti.

Per intenderci. 

Mettiamo che io pensi che Franceschino sia un idiota. Se Franceschino è davanti a me in carne e ossa, mi faccio qualche riguardo, e, se proprio non sono arrabbiato come una biscia, glielo dico con un giro di parole, glielo faccio capire, ma difficilmente gli dico in faccia “sei un cretino”. 

Se invece davanti a me ho uno schermo che «mi protegge», di certo non mi faccio problemi a dire tutto quello che penso di Franceschino, e magari anche qualcosa in più. I social, insomma, stanno diventando, anzi, sono già diventati (ma molto, molto di più), quello che negli anni Noventa era il Maurizio Costanzo Show.

Ricordate? La gente andava in televisione, nel celebre salottino, a dire urbi et orbi cose talmente private che uno avrebbe vergogna a dirsi anche da solo. Ecco allora che una confessava al mondo intero che aveva tradito il marito, che aveva l’Aids, che durante il lavoro se ne andava a fare la spesa… Potenza della televisione.

Facebook e i social in generale sono la stessa cosa: uno sfogo, un commutatore che impedisce al pensiero, prima di arrivare alla bocca ed essere esplicitato, di passare dalla testa, così che le parole arrivano direttamente dalla pancia. Il risultato è che, insieme a tante cose vere, sui social girano anche tante, tantissime, e comunque troppe idiozie. Così fan tutti, così fanno anche a Montichiari. 

MTM