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A 71 anni la personalità di Danilo Mor ha avuto modo di conoscere a fondo la realtà e lo sviluppo di una città, Montichiari, per la quale il nostro intervistato ha dedicato gran parte della propria vita.

Una personalità eccentrica, poliedrica, che nel corso della sua esperienza, primavera dopo primavera, ha raccolto i risultati di una lunga semina fatta di iniziative, progetti e tanta voglia di mettersi in gioco. 

Il mercato di Montichiari è una realtà che ha sempre riscosso, nei secoli, l’interesse di una vastissima zona intorno alla città. Come questo retaggio del passato è stata la base per l’attuale polo fieristico cittadino?

Il mercato del bestiame della mia città ha più di mezzo millennio di storia. È sempre stato il centro del mondo economico di Montichiari e, dalla sua posizione originaria, fino almeno agli anni ‘80 è sempre rimasto nel centro storico della città, proprio a due passi dal nostro Municipio. Proprio in quegli anni però, per problematiche di natura sanitaria, s’era palesata la necessità di trovare una sistemazione più idonea per questo luogo. Grazie infatti ad alcuni fondi recuperati dal Fondo Europeo per l’Agricoltura, proprio in quegli anni riuscimmo a rendere possibile questo grande passo avanti. 

In che veste ha partecipato alla vita del mercato e quali sono stati gli sviluppi di quest’ultimo dopo il suo spostamento?

Io venni inserito nella compagine amministrativa del mercato, affidata a quel momento ad una società per azioni dedicata che prevedeva la partecipazione del-l’ente comunale e della Provincia.

Decisi di portare avanti il discorso della fiera agricola, della sua vocazione originaria, da cui il nostro territorio ha sempre avuto degli eccellenti riscontri.

Sarà in quegli anni infatti che, vista la “debolezza” della città di Brescia di imporre un suo progetto, tutto iniziò a crescere esponenzialmente.

Più fiere ed eventi venivano fatti a Montichiari, più denaro riuscivamo ad ottenere, più si rinvestiva in modo saggio nel far crescere padiglione dopo padiglione il nostro Centro Fiere.

Una grande risorsa anche per la comunità monteclarense: basti pensare che lo stesso Comune otteneva, ogni anno, ingenti introiti dalla nostra attività.

Sarà poi negli anni ‘90 che si concretizzerà il vero boom della nostra Fiera, ormai sempre più internazionale e punto di riferimento per tutte le rassegne della Lombardia e del Nord Italia. 

Dopo poco tempo però la concorrenza si fa sentire. Brescia affila gli artigli e parte all’attacco, riuscendo, a poco a poco, ad affievolire il lume della Fiera di Montichiari. Come mai tutto questo?

La risposta è molto semplice e va rintracciata in tre elementi. Non si può nascondere che tirammo un respiro di sollievo nel 2000 quando la Fiera di Brescia venne chiusa, sperando che ciò potesse essere decisivo, ma, dopo un solo anno, venni destituito dal mio ruolo da parte della nuova amministrazione e tutto cambiò drasticamente. 

Brescia ha avuto modo di essere finanziata in modo molto più massiccio che Montichiari; da qui, la nuova giunta monteclarense decise di impegnare ingenti risorse per la nostra Fiera, tutto denaro a mio avviso mal speso e di cui ancora oggi siamo chiamati a farci carico come comunità.

Mancò anche la prospettiva visto che, davanti ad un mio progetto di fusione tra i due poli, molti rimasero indecisi e perplessi e nulla si riuscì a compiere.

Sarebbe stata una grande scommessa, quella di poter dare finalmente una vetrina di grande prestigio all’ec-cellenza dell’imprenditoria bresciana e lombarda proiettata verso l’Europa. 

Di recente è stato anche candidato alla carica di sindaco di Montichiari, senza però riuscire ad essere eletto. Che aspettative ha di questa nuova amministrazione e come mai ha voluto rompere con gli uscenti di centro-sinistra?

L’amministrazione Fraccaro, ahimè, è sempre stata inerte nel cercare di contrastare la crescita esponenziale della fiera di Brescia, arrivando ulteriormente ad indebolire Montichiari.

È stata stipulata una convenzione, vero, ma è un documento senza valore: un semplice impegno a non pestarsi i piedi ben sapendo che, comunque, la nostra fiera ne sarebbe rimasta penalizzata.

Il futuro di questa realtà? Lo vedo nero.

Più volte è stato detto e ribadito ma mai il concetto è passato: in tutto questo tempo è veramente mancata la progettualità e mai nessuno ha avuto il coraggio di fare delle scelte che fossero diverse dal solito. Se non si guarderà avanti, se non si investirà sul futuro e sul progresso, Montichiari potrà solo uscirne penalizzata. 

Quali sono state le cause che hanno determinato una involuzione della tendenza? 

Nel1999 a Montichiari vi è un cambio sostanziale nella gestione amministrativa con l’avvento della Lega il Centro fiera non è stato immune da una nuova gestione: dopo soli due anni il sottoscritto venne destituito dal suo ruolo, 30 anni di esperienza cancellati con un colpo di spugna e dopo la conclusione del progetto in corso che prevedeva ingenti somme a contributo regionale.

La nuova giunta leghista decise di impegnare ingenti risorse per la fiera, tutto denaro a mio avviso mal speso o comunque non sopportabile dai bilanci, che nel frattempo provocano un pericoloso declino di fiere importanti come Muap, Metef, Nautic Show, Calzetteria, Mondo cavallo e tanti importanti marchi che erano motivo di prestigio e di ingenti risorse  che migrano in altri centri fieristici. Mancanza di professionalità nel gestire  nuove esigenze. 

Ci fu una proposta per una unione con la fiera di Brescia? 

Si, all’avvento dell’ammini-strazione Fraccaro proposi un accordo che in linea di massima l’allora presidente Bettoni avrebbe sottoscritto. L’accordo prevedeva l’Unio-ne delle due fiere Brescia Montichiari, sotto un nuovo progetto di fiera bresciana, una nuova società unica con la presenza della Camera di Commercio, con in dote i marchi e una presidenza determinante a rotazione fra gli industriali artefici delle fiere bresciane a livello nazionale ed internazionale, un amministratore delegato di nomina comunale avendo il 51% delle quote per una garanzia istituzionale. Proposta inascoltata con la fiera di Brescia ancora chiusa.

Ora la situazione vede la fiera di Brescia in attività dopo l’immissione di liquidità di 10 milioni di euro di cui l’83% a carico della Camera di Commercio.

Ora serve un ulteriore proposta di oltre 4 milioni di euro  per ottenere il benestare del Ministero delle Finanze. Una proposta di unire le forze fra Brescia Montichiari Lonato Travagliato Orzinuovi Castegnato e Rovato con l’evidente intento di ottenere il benestare a fronte di soli 350.000 euro per tutte le fiere!?

Per Montichiari sono arrivati 1,6 milioni di euro da parte della Provincia, considerando però l’uscita dalle casse comunali di oltre 1 milione di euro per la gestione della fiera.

Tutto questo senza un reale confronto per far emergere professionalità che sono sempre venute meno a scapito di investimenti che trovano soluzioni nell’inter-vento di denaro pubblico speso inutilmente su un dualismo davvero incomprensibile. 

Leonardo Binda