Luciano Amico: cinque studi sulla storia di Orzinuovi. Dubbi e riserve sulla data di fondazione

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Luciano Amico: cinque studi sulla storia di Orzinuovi

Dubbi e riserve sulla data di fondazione

L’associazione Cultura e Territorio ha potuto leggere in anteprima un’opera che rappresenta una ventata di novità nel panorama degli studi storici che riguardano la nostra cittadina: il Prontuario minimo della storia di Orzinuovi, pubblicato da Luciano Amico.

Nel saggio, il professore, mosso da genuina curiosità, si interroga sull’origine del nostro borgo e rivede con approccio critico la tradizione storiografica di Orzinuovi. L’analisi scrupolosa dei documenti e l’esame delle opere degli storici, siano essi studiosi di storia locale o di più ampio respiro, hanno permesso all’autore di evidenziare una corposa serie di errori, incongruenze, inesattezze e traduzioni bizzarre. 

Il libro è strutturato in cinque sezioni e due appendici: vi si trova l’esegesi di passi controversi del documento che attesterebbe la costruzione di Orzinuovi; lo studio di carte del XII e XIII secolo che riguardano la cittadina; informazioni sugli Statuti viscontei del 1341; una curiosa querelle tra storici sui primi abitanti del borgo; medaglioni critici su Codagli e Mor e, per finire, un’ipotesi personale ed alternativa sulla data di fondazione di Orzinuovi, che anticipa di un decennio quella tradizionalmente riconosciuta, il 1193.

L’associazione Cultura e Territorio ha rivolto in esclusiva all’autore alcune domande. Ecco cosa ci ha raccontato.

La bibliografia che citi nel tuo libro presuppone un lavoro di mesi. È stato veramente così?

“Circa tre anni, dalla raccolta del materiale alla stesura definitiva. Parte del tempo è stata assorbita dalle visite alle biblioteche di Brescia, Cremona, Chiari. Inizialmente l’impegno non era esclusivo, mentre negli ultimi mesi è diventato costante, specie nella fasi di revisione  del testo e della correzione delle bozze. Fasi in cui mi è stato molto utile il tuo aiuto.”

Già tre anni fa, dunque, pensavi alla pubblicazione?

“No. Circa un anno e mezzo fa un amico cremasco mi chiese di risolvere alcuni problemi legati agli Statuti orceani. Le informazioni che aveva erano contrastanti. Gli feci avere alcune note che avevo preparato e che erano funzionali ad un altro progetto a cui collaboravo. Quando mi telefonò per ringraziarmi, mi suggerì l’idea di pubblicare dei lavori su aspetti della storia orceana diversamente trattati dagli studiosi precedenti. Soppesai l’invito per alcuni giorni, poi decisi di seguire il suggerimento. Così è nato il progetto di questo Prontuario”.

Perché critichi la tradizione orceana che ricorda il 1193 come anno di fondazione di Orzi?

“Meglio chiarire subito che non mi illudo di sostituire all’ipotesi tradizionale un’altra ipotesi. Per fare questo ci vuole altro che questi modesti studi. La mia è una constatazione: la tradizione sostiene la sua tesi con il documento noto come «Privilegio della fondazione»; mi limito ad osservare che detto documento contraddice quanto si vuole sostenere; afferma cioè che nel 1193 il nuovo borgo era già stato costruito. Fatto, questo, comprovato da un passo della Cronaca di S. Giovanni. L’autenticità di questa cronaca, il cui anonimo autore vive a cavallo del XII e XIII secolo, non è mai stata messa in discussione. Finché non si risolveranno queste criticità, credo che le riserve sollevate riguardo all’assunto tradizionale siano non solo lecite, ma doverose. Lo stesso Codagli, che per primo pubblica il documento, non lo interpreta come la tradizione”. 

Tu che idea ti sei fatto? “Nel mio libro formulo un’ipotesi: la tradizione orceana si è andata strutturando sull’opera del Capriolo, pubblicata nel 1505. Questa opera, nonostante seri e gravi limiti, ebbe un’ampia e impensabile diffusione per tutto il ‘500 e il ‘600. Le asserzioni del Capriolo che riguardano Orzi, furono ripetute come un mantra dagli storici successivi. Inutilmente il Codagli si affannò ad avvertirci che il Capriolo si sbagliava. La diffusione della Historia orceana non è paragonabile, nemmeno lontanamente, a quella del Capriolo”.

La lettura della tua opera non è “facile”. Qualche considerazione in merito? “Considerazione già avanzata da altri, che hanno letto alcune sezioni dell’opera. Tieni presente che un’opera storica non è mai una lettura facile. Può essere utile o interessante. I miei testi sono quasi sempre argomentativi; necessitano quindi di numerose citazioni, che rendono più impegnativa la lettura. Non conosco altro modo per esprimermi”.

Per chi fosse interessato, dove si può trovare il tuo libro? “Il libro è tirato in 120 esemplari, che verranno distribuiti gratuitamente ad amici e conoscenti e a chi, per interesse o per studio, ne farà richiesta. Ope legis, l’editore ha depositato copie presso le Biblioteche Nazionali Centrali di Firenze e di Bari. Credo che entro giugno (non posso essere più preciso perché ignoro i tempi di catalogazione) lo si potrà trovare in varie biblioteche: Queriniana di Brescia, Statale di Cremona, Comunali di Crema, Chiari, Piadena e Orzinuovi. Non escludo altre biblioteche: dovrò vedere gli esemplari che resteranno disponibili.

Alessandra Epis

Presidente dell’associazione Cultura e Territorio

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