Gent.mo Centro per la Famiglia,

vorrei sottoporvi un problema che sto vivendo ultimamente e che non so più come gestire. 

Non so a volte sono confusa e non capisco cosa mi stia succedendo,nello stesso tempo non mi piace come sto reagendo, non mi sento più me stessa.

Sono una donna sposata con due figli diventati maggiorenni e anche con loro il rapporto non è come vorrei.

Ma sorvolo su questo! Capisco che forse il mio problema non è altro che una conseguenza di ciò che in passato ho accettato e ora non riesco più a tollerare. Vengo al dunque.

Ciò che non mi piace di me è la rabbia che non so più come gestire in casa soprattutto nei confronti sia di mio marito sia, purtroppo, verso i figli. Io non sono mai stata così; mi sento in colpa a volte per il fatto di dire con rabbia e aggressività quello che voglio e non tollero più. Alla fine non mi porta nessun vantaggio, anzi ottengo un ulteriore muro dall’altra parte ancora più frustrante che alimenta in me ancora più rabbia. 

Mi sento inascoltata e non capita.

Penso di avere dato molto in tutti questi anni sia come donna, moglie e mamma e con quale risultato?

Questo fatto mi pesa molto, mi dà pensiero di giorno e di notte e non ho nessuna intenzione di ricorrere a farmaci (non ne ho mai fatto uso perché me la sono sempre cavata da sola e avrei intenzione di continuare a farlo). Vorrei da voi un consiglio su come poter gestire questa mia rabbia e ritrovare il mio perduto equilibrio ma soprattutto me stessa! Grazie.

Una lettrice

Salve Luisa, parto dalle ultime considerazioni che credo siano il punto di partenza dello stato emotivo in cui si trova ora. 

Le frasi che mi colpiscono (“dire con rabbia e aggressività quello che voglio e non tollero più”) rivelano un malessere per molto tempo taciuto, inespresso che si è stratificato fino a raggiungere il suo culmine.

Sicuramente ci sono tante situazioni che posso solo ipotizzare e immaginare perché non specificate ma che l’hanno portata a sentire il suo disagio. Noi siamo un tutt’uno integrato fatto di pensieri, emozioni e comportamento, aspetti non da prendere singolarmente, ma da comprendere nella loro interrelazione. 

Da quello che afferma, sembra che la componente emotiva e quindi la sua rabbia e aggressività siano state relegate in un angolo della sua vita, per molto tempo e per diverse ragioni (forse perché convinta che non ci si debba arrabbiare con gli altri oppure che la rabbia sia un emozione “negativa”; o che si debba essere forti nella vita e non lasciarsi sopraffare dall’emotività..).

Il senso di colpa che prova è un altro indicatore del fatto che per lei sia più importante il pensiero, peraltro giudicante, in merito alla rabbia che la rabbia in sé stessa.

La “rimozione” che lei ha operato accettando passivamente situazioni che non le piacevano, magari per non entrare in conflitto o per  salvaguardare la tranquillità famigliare, è un’ipoteca che ha messo sul suo stato di salute. 

Quando non prendiamo in considerazione la nostra componente emotiva è come se ci limitassimo nella espressività di ciò che siamo. 

Varrebbe quindi la pena reintegrare questo aspetto e cominciare a dargli il valore che si merita, considerando inoltre il fatto che le emozioni, se ascoltate, ci raccontano non solo di noi stessi, ma ci possono offrire la direzione verso cui muoverci.

E la direzione nel caso suo è proprio questa: di non fare più come in passato, di rinunciare ad esprimere un bisogno, un’esigenza bensì di darsi il permesso di sentirli in primo luogo e di esprimerli.

Capisco ed è normale che lei non si riconosca più, del resto è una modalità che non le è familiare il fatto di dare voce e tradurre in parole il suo disagio.

Ma è bene che inizi a considerarla e integrarla nella sua vita, in modo che diventi un abitus mentale, se non altro per un atto di amore verso se stessa prima ancora che verso gli altri. 

La riflessione che lei pone ha in sé il dato positivo di essersi guardata indietro e dentro per comprendere cosa le è successo. 

Se saprà riconoscere che l’evento mentale in questione non rappresenta la totalità di ciò che è, conquisterà una distanza riflessiva e la libertà di assumersi la responsabilità delle sue azioni e sentimenti. 

Potrà quindi sfuggire all’automatismo dei suoi comportamenti e giungere ad una comprensione più profonda che le consentirà di agire diversamente in futuro. Buon proseguimento! Le domande possono essere inviate a: info@perlafa

miglia-orzinuovi.it

Dott. Ettore Botti

Specialista equipe

psicopedagogica del Centro per la Famiglia