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Ai lettori che mi rimproverano di essere troppo conciso nei miei articoli, devo chiarire che non è una scelta di stile, ma una scelta obbligata dallo spazio tipografico assegnatomi. Richiesto, riprendo l’argomento del Provveditore con informazioni più dettagliate.

La Commissione Ducale.

Prima di partire da Venezia il rettore riceveva una Commissione Ducale, nella quale erano ricordate le linee guida dell’incarico: “erano ricordate le principali norme legislative interessanti il loro reggimento e le istruzioni particolari che l’autorità centrale credeva opportune per il regolare svol-gimento del governo o necessarie per la tutela del dominio”. Quando il Provveditore non si atteneva a queste indicazioni veniva ripreso e ammonito di ottemperare alla commissione ricevuta. Così nella ducale [lettera del Doge o dei capi del Consiglio dei X con valore vincolante per il destinatario] del 7 agosto 1487 si fa osservare al provveditore che sta agendo contro le direttive comprese nella commissione (“contro formam Commissionis vestrae”) e lo si richiama al rispetto delle direttive (“habetis servare Commissionem vestram”); la ducale del 4 dicembre 1489, indirizzata al provveditore di Orzinuovi Luca Tagliapietra, si avverte che certi interventi vanno oltre la commissione (“praeter vestram Commissionem”); il 30 luglio 1521 si ordina al Provveditore di Orzinuovi di non contravvenire a quanto esplicitato nella commissione (“Voi eccedete li termini dell’autorità vostra, e Commissione per Noi datavi in molte cose […] avvertendo nell’avvenire a non preterire [ignorare, trasgredire] la Commision Vostra”); il primo dicembre 1524 il Provveditore è richiamato a stare nei limiti previsti dalla commissione (“considerata la commissione Vostra […] vi dicemo […] che dobbiate ad unguem [esattamente] esequir, ed osservar quanto per la commissione Vostra vi è ingionto”); si potrebbe continuare. 

Le competenze del  provveditore.

Nell’articolo precedente avevamo precisato l’area di intervento del provveditore: essenzialmente la sfera della difesa militare (“il Governo alla militare custodia della medesima [terra, cioè Orzinuovi] destina un Nobile Veneto, cui si dà il titolo di Proveditore, il quale solamente alle cose militari soprantende”)

Tutto ciò che afferisce a questa area spetta al provveditore; il provveditore Vincenzo Morosini nel 1574 interviene a sistemare una fontana perchè doveva servire ai soldati (“per commodo de Soldati” afferma il Codagli); sempre per “commodo de Soldati”, nel 1587 il Capitano di Brescia (nella gerarchia militare un grado più in alto del Provveditore) sollecita il provveditore d’allora (Vincenzo Morosini, lo stesso del 1574 oppure un omonimo) a ripristinare la fontana in quanto danneggiata dal tempo o dall’incuria o da un atto voluto. Erano comunque interventi attinenti alla sfera militare. Non spettava però al provveditore il controllo dell’attività amministrativa del comune. Una ducale del 30 agosto 1588, dopo aver richiamato dichiarazioni precedenti, ricordava al Provveditore in carica che le sue pretese di controllare i conti del Consiglio Comunale (“veder li conti”) erano infondate ed erano contrarie ai privilegi concessi nel 1490 alla comunità: “non potendo Voi impedirvi nelle cose dipendenti da privilegi in prima acquisizione, e regolate, e decise dal Conseglio Nostro di X e dalli Capi di esso … per la regolazione fatta col Consiglio Nostro di Dieci l’anno 1490”. Va da sé che se il provveditore non poteva pretendere di controllare i conti, a maggior ragione non poteva certo utilizzare o dissipare o sprecare fondi della comunità. Sono da prendere, perciò, con sana diffidenza le affermazioni di sprechi di denaro pubblico, ovvero della comunità, da parte del provveditore.

Le spese di rappresentanza – Lorenzo Priuli.

L’incarico di Provveditore comportava una provvisione erogata dal governo centrale; secondo il Codagli il provveditore di Orzinuovi percepiva uno stipendio di 600 ducati all’anno, portati in breve tempo a 800. Si deve comunque tener presente che le cosiddette “spese di rappresen-tanza” (feste, balli, banchetti, doni, ecc.) erano completamente a carico del provveditore senza alcun intervento della cassa comunale. Nei centri di maggior importanza (Padova, Treviso, Verona, Brescia e Bergamo) queste spese erano decisamente onerose: “Alcuni reggimenti richiedevano addirittura decine di migliaia di ducati […] Una sede come Brescia, ad esempio, comportava notevoli aggravi per i rettori: banchetti degni dei nobili locali, vesti sontuose, arredi e doni. Occorreva stare, in fin dei conti, sul medesimo piano dei nobili bresciani, noti per la loro prodigalità” (L. Pezzolo). È uno dei motivi che spingeranno, nella seconda metà del Seicento e maggiormente nel Settecento, i nobili veneziani che venivano incaricati, a rinunciare all’incarico e a pagare la multa prevista, preferendo “attendere ai propri affari nella capitale piuttosto che andare nella terraferma e sborsare una quantità enorme di denaro, quale il prestigio della carica richiedeva” (L. Pezzolo).  Pur non arrivando agli eccessi indicati, anche i reggimenti minori, quale Orzinuovi, richiedevano altresì una profusione di denaro, più o meno cospicua, che il Rettore doveva sborsare di tasca propria. I provveditori più prodighi erano quelli benvoluti e meglio ricordati. Un esempio a Orzinuovi ce lo fornisce Lorenzo Priuli provveditore dal 1589 al 1590. Il Codagli, che interpreta il sentimento della comunità (il Codagli pubblica la sua Historia due anni dopo e non poteva certo scantinare dal sentimento comune, anche perché si aspettava un compenso dal Consiglio Comunale per la sua opera), elogia il Provveditore per il suo brillante stile di vita (“spendeva magnificamente, e si dilettò assai de spassi, e d’apiaceri […] onde gl’Orceani tutto quel Anno stetero in continove feste”) e per i suoi interventi per il decoro del paese (“s’abelli la Terra in publico, e’n privato, di noblissime fabriche”). Priuli morì ad Orzinuovi il 22 luglio del 1590 in circostanze alquanto misteriose: in pochi giorni morirono “tutti i Prefetti, un Provveditore, un Podestà, duoi Governatori, e un Arciprete” e alcune nobildonne, evento “non acaduto giamai”. La moria che miete vittime fra personaggi altolocati e risparmia le classi meno agiate, normalmente le più esposte (“la vil turba de volgo, e la bassa Plebe sdegnando”), suggerisce, in chi scrive, l’ipotesi che durante un pranzo di gala qualcosa abbia intossicato i partecipanti. La salma del Priuli fu traslata a Venezia; ma il Consiglio Comunale, in segno di “gratitudine” per le “tant’opere [che] nel suo regimeto indefessamente haveva operate”, decise di “farne tal memoria che indi potesse così morto, nella mente de posteri, sempre vivo restare”; fu quindi incaricato il Bagnadore di preparare un cenotafio (= monumento funebre per persona sepolta altrove) nella chiesa parrocchiale che ricordasse i meriti del Priuli. Il testo narrava, tra altre cose, che il Priuli era morto (“FATO ERIPITUR”) mentre era dedito a restaurare le mura rovinate dal tempo, dotandole di terrapieni (“DUM Q. VETUSTATIS VITIO RUERANT PRISTINO DECORI MOENIA RESTITUERET, AGGERIBUSQUE MUNIRET”).