Tempo di lettura: 2 minuti

L’arte è la quintessenza della vita umana. 

La sua interpretazione della realtà è una rappresentazione di come la nostra mente, i nostri sensi ed il nostro animo vedono tutto ciò che vi sta attorno.

Un vortice di emozioni, di sensazioni, che sembra mai cessare di esistere e d’ispirare la mano del sapiente pittore. 

Adamo Tononi (sopra mentre dipinge) sembra far parte a quella categoria di artisti che si differenziano dalla massa.

Una categoria di pittori che riescono a stare, a piè pari, sia nel passato che nel futuro, creando un presente incerto, quasi malinconico, ma che sa sempre emozionare. 

Osservando le opere di questo artista, monteclarense, classe 1954, si percepisce in modo molto nitido quanto la figura sia centrale nella sua idea di arte e di raffigurazione. 

Una figura che spesso si mostra in tutta la sua genuinità, data da uno stile pittorico particolarmente dettagliato, ma che al contempo sa essere elemento di sogno, d’immaginazione, grazie ad una spatolata non sempre precisa e volutamente “misteriosa”. 

Questo stile ricorda, per molti versi, quello che verso la fine dell’ottocento era la tecnica adottata dagli impressionisti.

Un distacco marcato, ben visibile, eppure timido da una scuola accademica ancora proiettata verso un figuratissimo tipico dello “stile impero” e dell’arte romantica.

Le figure sono molteplici, diverse, afferenti a tanti ambiti della coscienza e della scienza, della realtà e della finzione.

A farla da padrone sono le nature morte, un nome indegno che designa un’arte viva, e le vedute di paesaggi locali, sia agresti che borghesi, intrisi di laboriosità e scrupolosa attenzione non tanto al dettagli figurativo quanto più a quello sensoriale. 

Contadini chini a raccogliere covoni, carri di buoi che tornano dai campi e felici scene di musici e mietitori s’accompagnano, sulla tavolozza dell’animo di Tononi, a scene di assolata tranquillità, di facciate maestose e cascinali antichi immersi nella verdeggiante campagna. 

Non mancano però anche dei ritratti, ricchi di quella passione per l’emozione che contraddistingue questo artista. Mai soggetti trionfali, mai persone ma individui, quasi timidi di fronte alla tavola del pittore ma felici che il loro volto stia per divenire parte dell’infinito mare dei ricordi. 

Un vecchio che stenta a non mostrare il suo dolore, una sposa che con malinconia accenna un sorriso e perfino una Madonna di un’unica umanità, una Maria che culla tra le sue braccia il frutto benedetto del suo grembo. 

Ed è così l’arte del grande Tononi: vera. 

Un’arte in grado di mostrare ciò che è visto con gli occhi dell’anima, dell’emozione e non soltanto con quel tipico approccio plastico, molto impostato dell’arte del passato. E’ per questo, che in apertura, è valso la pena ricordare il ponte che questo artista è in grado di creare tra il passato ed il futuro, nello sforzo, forse, di creare un suo stile, un suo unico modo di raccontare la realtà spatolata dopo spatolata. 

Leonardo Binda