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Il Politeama di Manerbio ha già ospitato una serie di cinedocumentari su vita e opere dei grandi artisti. Dev’essere stato un esperimento gradito, visto che è stato replicato.

È tornata “La grande arte al cinema”, con la stagione 2019-2020.

La prima parte della suddetta stagione ha avuto inizio il 17 e il 18 settembre 2019, con “Van Gogh e il Giappone” (Gran Bretagna, 2019; regia di David Bickerstaff).

Fra i manufatti giapponesi che conquistarono i gusti europei nella seconda metà dell’Ottocento, c’erano stampe realizzate a xilografia che attirarono l’atten-zione del celebre pittore. In esse, trovò modelli di linee nette ed essenziali, di colori accesi… e sperò anche di farsi un nome come “giapponista”.

Il popolo del Sol Levante contraccambia Van Gogh tutt’oggi: è uno degli artisti occidentali più popolari laggiù. Per chi avesse voluto prepararsi a gustare tutto questo, presso la Biblioteca Civica era stato organizzato un incontro con la prof.ssa Luciana Migliorati (12 settembre).

Per il 22 e il 23 ottobre 2019, il Politeama di Manerbio ha invece in programma “Ermitage: il potere dell’arte” (Italia, 2019; regia di Michele Mally). Come suggerisce il titolo, la pellicola è stata realizzata in collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Parlare di questo luogo significa, anzitutto, narrare le storie viste dai suoi corridoi e dalle strade della città. San Pietroburgo fu fondata nel 1703 dallo zar Pietro I, detto il Grande (Mosca, 1672 – San Pietroburgo, 1725), come avamposto strategico sul Mar Baltico nella guerra contro la Svezia (1700-1721). Ma fu la zarina Caterina II, anch’ella detta “la Grande” (Stettino, 1729 – San Pietroburgo, 1796), a far edificare l’Ermitage nel 1765, come prolungamento del Palazzo d’Inverno e sede della propria collezione d’arte. Il nome francese significa “eremo, romi-taggio”; è un riferimento alla destinazione dell’edificio, riservato alla più ristretta cerchia d’amici della sovrana.

L’uso della lingua francese per denominarlo, fra l’altro, è uno dei segnali del-l’attrazione di Caterina per la cultura dei Lumi francesi.

L’Ermitage divenne un vero e proprio museo aperto al pubblico sotto lo zar Nicola I (Carskoe Selo, 1796 – Pietroburgo, 1855), su progetto dell’architetto tedesco L. Von Klenze (1852). Non è dunque difficile comprendere come la storia del-l’Ermitage sia inseparabile da quella degli zar e delle vicissitudini del potere politico in Russia. 

Da esse, è dipesa la sorte di un’impressionante e preziosa collezione, che comprende opere d’arte antica, medievale, rinascimentale e moderna (XVII-XVIII sec.). Naturalmente, anche prima di questo cinedocumentario, sarà predisposta una serata informativa in biblioteca, stavolta con il prof. Martino Pini (16 ottobre).

“La grande arte nel cinema” proseguirà a novembre. Non faremo anticipazioni su questa parte.

Ci limiteremo a un nome: Frida Kahlo

Erica Gazzoldi