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Nel suo piccolo, Manerbio ha confermato che l’Italia è la patria del diritto.

Che è cosa buona e giusta, ma che spesso si traduce in ostacoli burocratici, spesso (troppe volte) anche giudiziari, che è necessario superare quando si vuole fare qualcosa.

E’ notizia recente: sentito il parere del Ministero delle Infrastrutture e pure dei Trasporti; sentito anche il Consiglio di Stato, il Presidente della Repubblica ha bocciato il ricorso presentato da un’azienda agricola locale a proposito di una delibera necessaria per realizzare la cosiddetta Tangenziale Ovest di Manerbio.

Ovviamente non entriamo nel merito della questione: né per quanto riguarda i motivi che hanno spinto l’amministrazione comunale a realizzare la tangenziale, né ai motivi che hanno spinto l’azienda agricola ad opporsi.

In parole povere: se l’azienda ha fatto ricorso avrà avuto i suoi sacrosanti motivi. Soprattutto, se l’ha fatto è perché era legittimata a farlo.

Ci risulta però che, quello di cui stiamo sommariamente dando conto, è il terzo ricorso in odine di tempo. L’azienda, infatti, si era prima rivota al Tar, poi al Consiglio di Stato: anche loro avevano bocciato il ricorso. Tre a zero per l’am-ministrazione, insomma. Col risultato che ora, e solo ora, e sempre se non ci saranno ricorsi, si può partire con questo nastro d’asfalto, che dovrebbe correre ad ovest del paese.

Vorremmo solo sottolineare che, proprio a causa dei ricorsi (legittimi, legittimissimi, lo ribadiamo), i tempi di attuazione di un’opera pubblica come questa rischiano spesso di moltiplicarsi, andando così a finire tra le braccia delle mitiche calende greche.

Il fatto è che questa «regola di civiltà», per cui quando c’è un problema entra in gioco la magistratura, non viene applicata solo a casi come questo, cioè di un certo rilievo, ma rappresentano la regola, che di fatto finisce per bloccare non il paese (Manerbio), ma il Paese (l’Italia).

Quante sono le opere pubbliche ferme perché coinvolte in situazioni analoghe?

Tante, tantissime, comunque troppe.

Un caso senza andare tanto lontano: andate a vedere, tra Ghedi e Montichiari, che fine hanno fatto le due «controstrade» che dovrebbero accompagnare la 668. 

Tracciate e iniziate, ma bloccate da anni per una questione giuridico-legale.

Questa «legittima ingerenza» del potere giudiziario si fa sentire anche su molte altre questioni.

Guardate quanto è accaduto con decreto Sicurezza (uno e bis) dell’oramai vecchio governo.

Possiamo essere d’accordo o no, ma il nostro Parlamento aveva deciso che era possibile bloccare la navi delle Ong che cercano di sbarcare i profughi in Italia.

Sembrava semplice: c’è una legge, la si applica e zero problemi.

Invece basta la decisione di un giudice, di un qualsiasi tar o qualcosa del genere, che una (magari brutta, ma legittima) legge dello Stato italiano viene bypassata. 

MTM