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Parrucchiere è il termine usato per indicare l’artigiano specializzato per il taglio e l’acconciatura elaborata della capigliatura, in particolare femminile ma talvolta anche maschile, nonostante gli uomini tradizionalmente ricorrono al barbiere. 

Ida Brontesi Cominelli fu la prima parrucchiera a Manerbio, abitava in via Matteotti al confine con il bar Basilio facendo angolo con via Luzzago.

La sua bottega era un seminterrato con davanti un piccolo cortile, una muraglietta con la ringhiera in cemento e dalla strada si vedeva la vetrata della casa negozio e la signora Brontesi che svolgeva la sua professione.

A volte la gente, che soventa passava, si fermava a guardare le signore della “Manerbio Bene” che si facevano fare la permanente; in quegli anni infatti solo le persone di un certo ceto potevano fare ciò che volevano.

Se infatti un’operaia andava a farsi fare i ricci era giudicata una ragazza leggera, qualcuna addirittura rischiava di essere cacciata da casa. Erano tempi così ma per fortuna le cose cambiarono presto e chi diede una spinta ad accelerare i tempi fu la signora Motta, che, insieme alla figlia Fausta aprì un negozio di parrucchiera in via Mazzini nella casa delle sorelle Finardi.

Era gente sfollata da Milano a causa della guerra del 1944 e abitava alla Turbina da parenti.

Ricordo bene quando le ragazze si pettinavano con le trecce, con il cucù o alla verginella e fu proprio la Motta ad invogliare le ragazze a tagliarsele e a fare la permanente a costi modicissimi perché le finanze erano molto scarse.

Tina Regosa era la figlia più giovane di Nicola e Cecilia, titolari della famosa Trattoria Colomba.

Ha sempre lavorato come acconciatrice a Brescia e soltanto poi aprì il negozio nella sua casa in via Mazzini ma non ebbe successo e dovette ritornare in città.

Le sorelle Mari e Rosi Facchinetti lavoravano in via Roma e se oggi scrivo questo racconto lo devo alla mia amica e cugina Rosi, per l’appunto.

Un giorno ci siamo trovati al bar a bere un caffè e a ricordare i bei tempi spensierati della nostra gioventù, specie quando la domenica pomeriggio ci davamo una appuntamento al suo negozio con la sorella a giocare a carte.

Che bei tempi!

Siem zuen alura!

E così discorrendo mi dice: “Piero, ta ghet scriit de toch, scrif anche delle berbere de Manerbe!”. Ed ecco qui il racconto!

Piero Viviani

Il libro “Ce la racconta Piero – Storie di Manerbio” è ancora reperibile (ultimissime copie) presso:

• Tabaccheria Seniga

• Cartoleria Quarto Stato

• La Pergamena

• Tabaccheria Edicola Europalace

• Tabaccheria Benedetti 

• Tabaccheria Bosio.