Tempo di lettura: 2 minuti

Gli studenti dell’ITT “Vincenzo Dandolo” di Orzivecchi hanno potuto ammirare i preziosi affreschi all’interno del Palazzo Barbò presso Torre Pallavicina in territorio di Bergamo; è una località che fiancheggia il corso del fiume Oglio fra Soncino e Pumenengo. Il ciclo dei dipinti – in rapporto con quelli studiati dai ragazzi in Palazzo Maggi a Cadignano (BS) per il progetto Atlante 2 -, sono stati eseguiti attorno al 1557. Le opere si ritenevano frutto della collaborazione fra Giulio e Antonio Campi (M. L. Ferrari, 1974, ed. 1979), mentre studi successivi sono concordi nell’as-segnare la responsabilità progettuale a Giulio e quella esecutiva ad Antonio (G. Godi- G. Cirillo, 1978; M. Tanzi 2004). Il ciclo decorativo è distribuito in un salone al primo piano – con un soffitto raffigurante Apollo o Febo alla guida del Carro del Sole e gli Amori di Giove – e di una sala del piano nobile con gli Amori degli dei, condotta in gran parte sulle Metamorfosi di Ovidio, avente un soffitto a cassettoni che si integra alla decorazione ed un camino con superbi stucchi.

È Francesco Sforza, però, che commissionerà al figlio naturale Tristano la costruzione della Torre di guardia, detta di Tristano – che i ragazzi hanno potuto visitare –, dopo la pace di Lodi del 1453 tra il ducato di Milano e la Repubblica Veneta, eretta sul contado dei Conti Barbò, feudatari sin dal 1070. In seguito al matrimonio tra Galeazzo Pallavicino – primogenito di Pallavicino Pallavicini, marchese di Busseto e consigliere ducale di Gian Galeazzo Maria Sforza – ed Elisabetta, figlia di Tristano Sforza e di Beatrice D’Este, la dinastia passerà ai Pallavicini nel 1484. Questa superba residenza venne voluta dal marchese Adalberto Pallavicino – figlio naturale di Galeazzo Pallavicino – il quale dopo aver servito colle armi la Repubblica Veneta ed il Duca di Urbino, si ritrasse a vita solitaria verso la metà del secolo XVI.  In questa amena dimora quale “sede di ozio e di pace pe sé e per i suoi amici”, come ricorda l’epigrafe sul fregio della facciata, la scritta “AD.MA.PA” (Adalberto Marchese Pallavicino) si ritrova sopra ogni finestra e porta del palazzo per suggellare l’impresa del marchese. Vi è un edificio che affianca sia la Torre di Tristano sia Palazzo Barbò, con decorazione assolutamente inedite cinquecentesche, che gli studenti hanno potuto fruire e scoprire grazie ai proprietari, ossia la famiglia Botti che ha reso possibile la visita. Come descrive Luca Beltrami nel 1898 questa costruzione è: “Un altro ricordo della prosperità di Torre Pallavicina nel secolo XVI è dato dalle decorazioni pittoriche della Casa Maino, in origine dei Conti Oldofredi Tadini di Iseo, si tratta ancora di decorazioni del genere raffaellesco, che si possono attribuire agli stessi artefici, che erano stati chiamati da Adalberto Palla-vicino”. I ragazzi, accompagnati dal docente esperto e dal tutor, hanno toccato con mano le potenzialità del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e ambientale ancora da valorizzare, tutelare e conservare ai fini di poter proporre una guida del Territorio intesa come Turismo sostenibile e intelligente.

Prof. Roberto Consolandi