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La néf de zenér la ‘mpienés èl granér ( la neve di gennaio riempie il granaio), vecchio proverbio contadino sempre attuale, così come “Sóta la néf èl pà”( sotto la neve il pane). È molto utile infatti che nevichi d’inverno e non solo in montagna, per nutrire il terreno che altrimenti rimarrebbe troppo arido per le semine di primavera e poi ancora secco d’estate durante la maturazione delle coltivazioni. È da poco trascorso il 17 gennaio, “Sant’Antone chisolér”, del quale una volta in ogni stalla c’era il quadro che lo raffigurava, perché protettore degli animali, che i contadini portavano e in molti paesi portano tuttora, nella sua ricorrenza, davanti alla Chiesa per farli benedire.  Un po’ controversi questi proverbi: “ a San Sebastià la viöla èn mà”( 20 gennaio) e “a Sant’Agnés la lözerta dré a la sés” (21 gennaio), come se facesse già abbastanza caldo per far sbocciare le viole e far uscire al sole le lucertole… Simile il detto del 2 febbraio ” a la Madóna dela seriöla de l’inverno sóm zà föra” e “san Paol ciar, scüra la Candelòra, l’inverno no ‘l fa pö póra”: al 2 febbraio dell’inverno siamo già fuori, ma è più importante che sia bel tempo il 25 gennaio  che il 2 febbraio… Il 15 febbraio, la tradizione ci racconta che “San Faüstì l’è “l’ültem mercant dè néf”, anche se capita che nevichi pure a marzo, ma con le temperature meno rigide la neve si scioglie in fretta. Più passano gli anni tuttavia le stagioni non sono ben definite perciò spesso questi detti non rispecchiano il periodo a cui sono riferiti, ma sono sempre simpatici da ricordare e da tramandare. Così come ancora oggi c’è chi nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, “San Paol dei sègn”, espone 12 gusci di noce o 12 mezze cipolle cosparsi di sale grosso. Nella misura in cui si scioglie o meno il sale si deducono le previsioni del tempo per ogni mese. Queste tradizioni possono sembrare ingenue e fantasiose, ma sono soprattutto indice di grande rispetto e attenzione per i cicli della natura, supportati dalla fede genuina con cui i contadini si affidavano ai santi, invocando la loro protezione sul bestiame e sul duro lavoro quotidiano,  augurandosi ogni anno di fare un raccolto generoso e ad avere bestie sane per produrre latte e carne, in modo da sfamare le loro numerose famiglie.