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Lo scorso mese di febbraio, quindi non più tardi di qualche settimana fa (ne avevamo parlato sul numero di febbraio di Paese Mio), a maggioranza, quindi non all’unanimità, il consiglio comunale di Manerbio aveva approvato un’ordinanza relativa al regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo (ci riferiamo, ovviamente, a quello lecito).

A tal proposito, oltre a precisare che il nuovo regolamento non era perfettibile e comunque un punto di partenza, da Palazzo avevano anche precisato che non si trattava di vietare il gioco d’azzardo, ma più semplicemente di dare un segnale di una situazione di fragilità.

«Con questo tipo di provvedimento analogo a quelli adottati a Bergamo, Mantova e Cremona – aveva detto il sindaco -, speriamo di poter ottenere anche noi risultati utili, limitando l’eser-cizio di un attività, quella del gioco, che, pur essendo legale, rappresenta gravi profili di rischio per le fascia deboli della popolazione». Che la situazione fosse (e sia) di fragilità è un dato di fatto. Basta scorrere le cronache nazionali per avere un’idea delle persone (e delle famiglie) che, proprio per colpa del gioco d’azzardo, sono state rovinate. Tra le limitazioni imposte dal nuovo regolamento il divieto di nuoce concessioni a una distanza di 500 metri dai luoghi sensibili (scuole, ad esempio, ma anche luoghi di culto, ospedali, centri di aggregazione e via dicendo) e il divieto di nuove concessioni a una distanza inferiore ai 100 metri da sportelli bancari, circoli e associazioni di varia natura. Soprattutto si impone che le macchine restino ferme in tre precise fasce orarie: dalle 7.30 alle 9.30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21.

Come era logico aspettarsi, c’è stato un seguito, Infatti, esattamente come era accaduto in altri Comuni della nostra provincia, che avevano introdotto limitazioni simili, anche a Manerbio c’è stato chi ha avuto qualcosa da dire. Infatti, ritenendosi danneggiati dal punto di vista economici, un gruppo di una decina di esercenti si è rivolto al tribunale amministrativo per chiedere la sospensione e l’annullamento della succitata ordinanza.

Oltre al danno, gli esercenti contestano anche il fatto che sia tutto da provare il legame diretto che intercorre tra le limitazioni orarie e la dimostrazione dei fenomeni di ludopatia. Per non dire del fatto che, a fronte delle limitazioni nel Comune di Manerbio, in altri paesi anche vicini l’utilizzo della macchinette sarebbe invece libero. Insomma, e tanto per essere chiari: inutile porre delle limitazioni qui, se a pochi chilometri di distanza tutto è libero… L’argomento è complesso e delicato, quindi ce ne guadiamo bene dal prendere qualsiasi posizione. Vedremo, e riferiremo…