La «questione mascherine» ha tenuto banco, e in verità tiene banco ancora, per settimane. 

I termini li conoscete: da quando è scoppiata la pandemica da Covid 19, una delle cose su cui tutti gli esperti si sono trovati d’accordo è l’utilizzo di questi presidi medici per arginare il contagio (tutti per modo di dire, perché Borrelli, il commissario della Protezione Civile a cui è stato dato l’incarico di gestire l’emer-genza s’era presentato il tv senza la mascherina, sostenendo che tanto era inutile… un bel messaggio).

Una delle cose su cui tutti gli esperti si sono trovati d’accordo, dicevamo, è l’utilizzo delle mascherine. Bene, hanno detto tuti: se s’ha da fare, facciamolo. Comperiamo queste benedette mascherine. La cosa s’è rivelata più difficile del previsto, sostanzialmente per due motivi.

Il primo è che, in molti casi, le mascherine erano di fatto introvabili, o quasi.

Ricorderete, per giorni, anzi per settimane, i cartelli con scritto in bella evidenza «mascherine esaurite».

Il secondo motivo per cui questi presidi medici erano introvabili era sostanzialmente riconducibile alla solita speculazione: mascherine pagate e mai arrivate, mascherine non a norma (quindi di fatto inservibili), mascherine che non si capiva se erano state acquistate o no. 

Non aveva migliorato le cose la presa di posizione di Arcuri, l’altro commissario nominato dal Governo, in quale aveva detto urbi et orbi che le mascherine sarebbero state poste in vendita a 50 centesimi.

Apriti cielo: ma come, avevano subito protestato molti farmacisti, come possiamo vendere le mascherine a 50 centesimi l’una, se a noi costano almeno 80 centesimi, Iva esclusa? 

Una fiera che non è ancora finita. 

A risolvere (almeno in arte) la questione è subentrata la Regione Lombardia.

Sì, proprio quella Regione Lombardia, che da più parti era stata attaccata per la gestione dell’emergenza coronavirus. 

Da lunedì 25 a giovedì 28 maggio, infatti, s’è svolta la distribuzione di 42.000 mascherine chirurgiche fornite da Regione Lombardia e destinate ai cittadini monteclarensi. 

Il ritiro è stato fatto a scaglioni, con giorni differenziati in base alle zone di residenza, secondo il calendario indicato in allegato. 

Ogni nucleo familiare aveva diritto ad un kit contenente 3 mascherine. 

Nei luoghi e negli orari stabiliti, la consegna è stata fatta dai volontari della Protezione Civile e deli Gruppo Alpini.

MTM