Lo scorso mese ci siamo lasciati con la rappresentazione cartografica degli acquitrini di Rovato in epoca tardo-medievale. Oggi andiamo a scandagliare più da vicino la questione occupandoci dell’area a ridosso del capoluogo. Facendo caso esclusivamente alla numerazione in verde, le zone umide che vedete nell’immagine sono le seguenti: palude Bagatti (12); pozza Zannolini (13); moia S. Michele dei campi (14); stagno moia di S. Donato (15); moie Cantarane (16); moia Burgai (17); lama Carera (18).

Questi sono i nominativi dati a queste specifiche zone alla metà del XVIII sec., ricalcando nella maggior parte dei casi il nome antico già d’epoca medievale. Se Bagatti, Zannolini, Burgai rimandano ai nomi dei proprietari a cui è impossibile risalire, ci interessano di più le definizioni di Palude, Pozza, Moia, Lama, Cantarane (che è fortemente allusivo) e ovviamente quello Stagno, che indica ancora l’esistente stagno del quartiere S. Donato, ultima zona paludosa del territorio rovatese, la quale è tra l’altro riportata anche in disegno nello Scartafaccio del Peroni di metà ‘700, indicativo che all’epoca già era l’ultima palude esistente, tanto da essere differentemente trascritta come “Stagno Moia”.

Le zone asciutte di quest’area compresa tra via Franciacorta e racchiuse tra l’autostrada e il monte Orfano, sono costituite dal dosso S. Donato e da quella fetta cerchiata in blu che chiamavano Dosselli (cvd: poca fantasia di nomi) che parte praticamente da Villa Terzi. Questa collinetta ignorata dai più, ma ben visibile dall’area del mercato, è a tutti gli effetti una piega dei depositi morenici che segue parallela il monte Orfano e come un dorso di mulo raggiunge i 206 mt di quota nei pressi del confine col territorio di Erbusco. Prendendo la Tavola Geologica del PGT si vede chiaramente che a valle di questa collinetta scorrono da una parte il Carrera, che parte circa da quota 185 mt e scende fino a 176 nei pressi dell’incrocio via Martinengo/via S. Stefano; mentre sul versante opposto passa il Plodio, che dai 194 mt di Cascina Cantarane scende fino ai 180 di via Franciacorta, prima di virare ad est.

Lo stagno di S. Donato si trova a quota 187 mt ed osservando la carta si vede come lo sviluppo urbanistico novecentesco sia andato ad espandersi a ridosso dei due torrenti, invece di prediligere la zona asciutta dei Dosselli. Per il quartiere di S. Donato questo è giustificabile con la creazione di una rete viaria migliorativa: nell’800 al termine della Strada Larga  non esisteva un vero imbocco stradale verso Iseo (lo si vede nell’immagine), così come non esisteva la strada che attraversa tutta la Franciacorta tra la rotonda Bonomelli e Corte Franca. La creazione di questa rete ha effettivamente proiettato Rovato verso il cuore della Franciacorta (e viceversa).

Tuttavia, se lo sviluppo dell’area di S. Donato è giustificato, l’espansione residenziale a cavallo del fosso Carrera è stata una scelta scellerata, a mio avviso, e credo che quegli ignoranti, analfabeti, bifolchi dei nostri antenati si sarebbero ben guardati dal costruire lì. A maggior ragione per il fatto che oltre alle acque meteoriche che gonfiano il torrente, pare ci sia acqua di falda in risalita, la quale alimenta anche gli stagni sottomonte di Erbusco (altezza Autogrill). Lo studio di Frattini Silvio sulle zone umide del bresciano, evidenzia che le buche di Erbusco sono ricavate da antiche cave d’argilla, il che rende l’idea sullo strato decisamente poco drenante dell’area a valle del monte.

Curiosità: lo stesso studio del Frattini indica la presenza in passato di numerose paludi a ridosso del versante nord-est del monte, e analizza le caratteristiche della vegetazione igrofila che poteva esistere in quei tempi e che oggi pare essere esclusiva di poche aree, come nel laghetto Sala e delle ultime aree umide dell’area sebinica, dove compaiono anche varietà di piante ormai rare nella pianura bresciana.

Alberto Fossadri