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Primo gennaio: giornata internazione della Pace Stampa


Sicuramente si può definire meglio al negativo. Ossia, cosa non è la pace. La pace non è proprietà di alcuna parte politica, per esempio. La pace non è semplicemente assenza di dolore. E neppure basta non essere in guerra per poter affermare di stare automaticamente in tempo di pace. Un conto è poi la pace individuale che può scaturire dalla convinzione interiore di non nuocere e un altro è la pace tra i popoli. Il termine ebraico Shalom, che traduciamo con pace, ha infatti un significato molto esteso e non si esaurisce limitatamente all’assenza di conflitti bellicosi.
Innanzi tutto bisognerebbe riuscire a capire se esiste un concetto universale di pace o se, a discrezione, ognuno è libero di poter ritenere cosa sia “pace” per se stesso e per gli altri. Giovanni XXIII asseriva che la pace si fonda sulla giustizia, sulla carità, sulla verità e sulla libertà. È indubbio che dove regna l’ingiustizia, l’egoismo, l’odio e l’oppressione non possa esservi pace. Tuttavia Giovanni XXIII era un uomo religioso, e, in democrazia, non tutti devono essere costretti ad abbracciare una fede. Il discorso a questo punto sarebbe molto complesso. Se, infatti, dove c’è errore non può esserci vera pace, ma solo pace apparente (facciamo un esempio molto banale: se sono convinto che il latte scada tra una settimana invece è scaduto da un mese, io sono tranquillo e lo bevo. Però poi il mal di pancia mi viene. L’errore, dunque, che al momento mi lasciava “in pace” è destinato a ritorcersi contro di me) così è complesso stabilire cosa sia la verità. E qui entrano in gioco le convinzioni personali. Perché, se per un credente aderire a una Persona da cui deriva una dottrina dovrebbe essere automatico, i non credenti si dividono tra coloro che ritengono vi sia comunque una verità insita nell’uomo, dei diritti inalienabili, per esempio, e chi invece è convinto che la verità, qualora esista, non possa essere conosciuta dall’uomo, per cui in ultima istanza solo il proprio Io può decidere, di volta in volta, cosa è bene e cosa non lo è. Alla scuola media viene insegnato che “la mia libertà finisce dove inizia la libertà dell’altro”.
I singoli uomini così come i filosofi hanno avuto opinioni molto differenti sulla pace. Il pensiero di Kant non era certo quello di Gandhi, così come quello di Martin Luther King non era quello di Bahá'u'lláh.
Al di là degli auspici, se è vero che la pace, in definitiva, “si costruisce”, ecco allora che celebrare una giornata internazionale della pace ha un senso profondo. Significa che tutti, indipendentemente dalle idee politiche, dal colore della pelle, dalla religione o dallo stato di appartenenza intendono impegnarsi credendo che la pace sia possibile. E sappiamo che “Se credi che la pace sia possibile, allora la pace verrà”.
Matteo Salvatti


Leonardo
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