Per lei un sudatissimo settimo posto al Memorial Arthur Gander
La stella della ginnastica italiana Lia Parolari sembra non sminuire in lucentezza. Infatti, dopo la sua ottima performance alle Olimpiadi di Pechino, l’atleta si è meritatamente conquistata un sudatissimo settimo posto al rinomato Memorial Arthur Gander, tenutosi a Chiasso (Svizzera), lo scorso 29 ottobre.
Una manifestazione definibile a buona ragione come una gara individuale di ginnastica artistica internazionale maschile e femminile su invito, giunta proprio quest’anno alla sua venticinquesima edizione.In sostanza, si tratta, con la Swiss Cup di Zurigo, della più prestigiosa manifestazione sui generis in Svizzera e tra le più importanti in assoluto in tutta Europa. Un evento dunque particolarmente seguito dagli appassionanti di tutto il mondo oltre che da centinaia di giornalisti e di addetti ai lavori.
Tuttavia la giovane ginnasta , nonostante i suoi numerosi successi, pare non essersi affatto montata la testa. Anzi. Matura e umile come poche, ha ammesso a fine gara senza tanti peli sulla lingua di “non essere assolutamente ai livelli di forma che aveva a Pechino”. Sarà, ma il risultato non è stato niente male. “Tuttavia”- ha continuato - questa gara è stata utilissima per rimettermi in sesto dopo il periodo post-olimpico che non è stato per niente facile”. E alla domanda “in che senso Lia non è stato per niente facile?”, ha risposto mostrando un bel sorriso che “in quel periodo oltre a essersi giustamente riposata per qualche settimana ha poi ricominciato, una volta dato nuovamente il via ai suoi classici allenamenti, a fare i conti con dei problemi fisici alla schiena”. Problemi che hanno messo in allarme tutti i suoi numerosissimi sostenitori dal momento che la “nostra” Lia può godere da un anno a questa parte di una fama internazionale davvero notevole, da far invidia alle sue colleghe, alcune delle quali ben più blasonate di lei. Ma fama a parte, la Parolari si dice comunque molto contenta e particolarmente soddisfatta del suo settimo posto al Memorial Arthur Gander.
Laura Gorini
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